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A.M.B. Associazione Micologica Bresadola Gruppo di Verbania

Ciclo di riproduzione dei funghi

Prima ancora di analizzare le varie fasi del ciclo riproduttivo, è necessario premettere che quelli che noi definiamo impropriamente funghi (carpofori) sono in verità frutti di una pianta, generalmente non visibile ad occhio nudo perché celata sotto il terreno o altro substrato adatto, di struttura assai semplice (è dotata di tallo ma è priva di rami, infiorescenze, germogli, foglie, etc.) e avente una conformazione che ricorda da vicino quella di una ragnatela, essendo costituita da sottili filamenti, anche se architettonicamente più disordinata.
E' quindi un errore ritenere il fungo una pianta poiché esso, alla stregua di una pera o di una mela, è soltanto il "frutto" di una pianta chiamata Micelio.
Chiarito questo basilare concetto, vediamo ora di affrontare in modo semplice ed elementare il ciclo di riproduzione dei funghi; è opportuno precisare che proporremo, ancora una volta, una situazione generalizzata, prendendo in considerazione il più comune e conosciuto dei metodi di riproduzione dei funghi, ma non certo l'unico. Gruppo Micologico A.M.B. Verbania: ciclo di riproduzione dei funghiPer questioni di praticità iniziamo la trattazione dell'argomento riferendoci ad un carpoforo adulto; il disegno mostra un esemplare sviluppato di Amanita caesarea (il ricercatissimo ovolo buono). Si noterà che dalla zona sottostante al cappello (imenoforo, in questo caso costituito da lamelle disposte radialmente) si disperde una nube di minuscole particelle. Si tratta delle spore, in realtà non visibili ad occhio nudo, piccolissime cellule in grado di germinare e perciò simili a semi, le quali, una volta giunte a giusta maturazione, abbandonano il carpoforo che le ha generate ed ospitate, per intraprendere il lungo, e sovente impietoso, cammino della riproduzione.
Buona parte delle spore (mediamente alcune centinaia di migliaia per ogni carpoforo) non si depositeranno nelle immediate vicinanze del fungo che le ha rilasciate bensì, sospinte dal vento o trasportate dalle acque, si disperderanno in altri luoghi, talvolta a parecchi chilometri di distanza.
Osserviamo ora il comportamento di ogni singola spora: una volta giunta a dimora (terreno o altro idoneo substrato) essa germina, producendo un filamento composto da cellule ± filiformi dette ife, che prende il nome di MICELIO PRIMARIO. Quest'ultimo, in realtà, è la vera pianta-fungo, ma in questa fase non è in grado di fruttificare.
Affinché il micelio possa acquisire la capacità di produrre frutti, occorre che si verifichi un nuovo evento: bisogna che si formi un MICELIO SECONDARIO, ovvero l'unione di due miceli primari originati da spore di carica sessuale opposta.
Nel disegno si osserva un micelio primario (azzurro) originato da una spora di carica +, che si incontra e si unisce fisicamente ad un altro micelio primario (giallo) originato da una spora di carica -, costituendo così una pianta fertile, ovvero il micelio secondario (verde).
Il micelio secondario, che d'ora in avanti per comodità chiameremo semplicemente micelio, si diramerà estendendosi fino a ricoprire alcune decine di metri quadrati e, quando se ne presenteranno le condizioni favorevoli, potrà fruttificare producendo nuovi carpofori.
Da quanto rapidamente esposto emergono alcuni elementi piuttosto significativi; si comprende anzitutto quanto abbiamo più su premesso, ovvero che il carpoforo altro non è che il frutto del "vero" fungo, cioè il micelio.
Si capisce anche perché ogni corpo fruttifero produca tante spore: perché l'eventualità che dalla sporulazione possa verificarsi la formazione di un nuovo micelio secondario è assai scarsa, ed inoltre si terrà presente che la fruttificazione stessa (la comparsa di nuovi carpofori) è condizionata da talmente tante concause (ancor oggi in gran parte da scoprire) che sovente il micelio, pur vegetando per decine d'anni, può "rifiutarsi" di fruttificare per stagioni e stagioni.
I più attenti avranno intuito che la foggia dell'imenoforo (siano lamelle, tuboli o aculei) non è che un sistema escogitato dalla natura per aumentare la superficie utile alla produzione delle spore. Si potrebbe ora aprire una parentesi riguardo agli straordinari meccanismi di cui la natura si serve per assicurare la diffusione delle spore anche di quei funghi il cui imenoforo è liscio (p. es. generi Auricularìa, Guepinia, Clavariadelphus, etc.) oppure racchiuso in una specie di corazza detta peridio (p. es., generi Lycoperdon, Scleroderma, Cyathus, etc.), ma avremo modo di affrontare questo affascinante argomento nel prosieguo.
Ci preme per ora rispondere a un ulteriore interrogativo che consentirà di capire la funzione dei funghi nel delicato, e per molti versi ancora misterioso, meccanismo che regola gli ecosistemi.
Può sembrare incredibile ma i funghi sono stati creati per "mangiare" e non per essere mangiati! La conclusione emerge chiara dalla comprensione del sistema di nutrizione dei miceti; qui troverà risposta l'ingenua, ma pur legittima domanda: <<A cosa servono i funghi e perché è indispensabile rispettarli?>>
Affrontiamo l'argomento con la consueta semplicità, ma teniamo a sottolineare che in questo capitolo è contenuta la vera introduzione alla micologia; il conoscere alcune specie di funghi ne è solo una semplice conseguenza.


Estratto da: "Atlante fotografico dei Funghi d'Italia - Volume primo"
Editore: Associazione Micologica Bresadola - Trento
A cura della Fondazione Centro Studi Micologici dell'A.M.B. - Vicenza
Autori: Carlo Papetti, Giovanni Consiglio, Giampaolo Simonini

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